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Trame sottili di poesia nebroidea. Recensione a “Fili di Ragnatela” di Alessandra Sanfilippo

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L’essenza dell’esistenza è un filo

raggomitolato nello spago

dell’infinita scelta.

In una dimensione sospesa, atemporale, si sviluppa il fitto ordito di questa silloge di poesie, edita da Aletti Editore a opera di Alessandra Sanfilippo, neofita e promettente autrice nebroidea. Una tessitura musicale, dalle trame ben costruite, lascia filtrare vagheggiati richiami alla dannunziana pioggia, accennati solo nella forma, e comunque epi-centro della stessa melodia di cui è irrorata. Strofe dal peso crescente a cui si alternano, a tratti pletorici, una serie di participi che a suggello, marchio a fuoco indelebile, segnano il ciò che è stato in maniera definitiva.

Il peso delle parole scelte, sapientemente carpite e ben organizzate, fine a se stesse in taluni contesti, alchemicamente disposte in altri, investono il lettore con, più che un flusso, un fiume di coscienza a tratti avulsa, il cui simbolismo grafico fascia e mantiene, in itinere, la forza iniziale. Il lettore non è solo. Scortato attraverso il vorticoso turbine di sensazioni la cui climax rappresenta il perfetto baricentro sul quale, in equilibrio incerto, si arresta per ammirarne la visione d’insieme.

Il legame embrionale si liquefa. L’estrema “carezza” manzoniana nei confronti del lettore si rivela rassicurante nelle intenzioni. Si instaura, tra l’autrice e i suoi versi, un gioco, simile a quello del gatto con il gomitolo, il gomitolo della caduca esistenza umana. L’uso sapiente delle sinestesie forza l’attenzione verso tele su cui schizzano, in prosa elegante, gli idilli personali, intimi dell’autrice, lasciva su livelli sub-liminali, morigerata a livello conscio:

mi trascinasti con il bagliore degli occhi

in quella luce

ove riconobbi la mia,

trascinasti i miei pensieri

pervasi di energia

degustandone la paura

trasportandomi in un cerchio

al di là di un al di là

di questo mondo.

L’etereo quid si fa carne, nutrimento larvale che inonda, fino a tracimare, la vulnerabile sfera fenomenica del lettore senziente. Un canovaccio concentrico, avvolgente, colloso da cui è difficile districarsi senza ritrovarsi ancor più cinti, come nella lambiccata e mortale tela di un piccolo ragno.

Alessandra Sanfilippo vive a Maniace e studia all’Università di Catania. Impegnata nel sociale, ha fondato nel 2010 un’associazione culturale “A Matrissa” di cui è vicepresidente. Fili di ragnatela è la sua opera prima.

Gaetano Barbagallo

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One thought on “Trame sottili di poesia nebroidea. Recensione a “Fili di Ragnatela” di Alessandra Sanfilippo

  1. Che bello e passionale. Viene voglia di leggerlo, ma perchè su Ibs non si può ordinare?

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