Opinioni in Corso's Blog

Turbinio di Pensieri Scomposti

Il brigantaggio in Sicilia: la banda Maurina, chi uccise chi.

La fine dell’Ottocento, così carica di avvenimenti e gravida di attese per il nuovo secolo, segnò una battuta d’arresto della Banda Maurina. Come si è visto, in precedenti analisi circa la composizione e il quadro di attività e competenze entro cui era solita agire, i briganti oltre ad abbracciare in maniera del tutto naturale l’attività criminale, si distinguevano per l’efferatezza con cui venivano condotte le malefatte.

Un modo di agire che il discusso “Capo”, ultimo in definitiva, Melchiorre Candino difendeva anche nel momento del tracollo. Il successo delle scorribande e dei colpi messi a segno non risiedeva, infatti, in raffinate tecniche studiate a tavolino, bensì su effetto sorpresa e violenza gratuita.

“Si presentavano tutti insieme, schiumando d’ira, armatissimi, sintesi vivente della violenza; e depredavano le vittime di tutto quel che potevano.” (Nicolosi, L’Impero del mitra,1984)

Dunque uno squadrone pronto a tutto, senza timore alcuno verso chi o cosa. Malgrado ciò, il Candino, peraltro in età avanzata, si ostinava a voler giustificare tali atteggiamenti.

“Sappia che noi ci siamo dati a scorazzare le campagne ed ammettere terrore per essere vittima di infamie calunnie di queste tali scrittore che sono loro che mettono il terrore nel paese che ci godano quanto si fanno dei reati.” (lettera del Candino apparsa sul Giornale di Sicilia il 28 luglio 1892)

Giustificazioni, non solo avanzate come attenuanti alla pantagruelica e, sotto ogni punto di vista, motivata nomea della banda, ma dirette anche all’episodio della sua presunta “distruzione”. Alla precedentemente citata ricostruzione dei fatti di Cesarò, infatti, se ne aggiunge un’altra, anch’essa assunta con cautela, ma suffragata dalla presenza di un documento anonimo, che ne avvalora, almeno in parte, il contenuto.

Come da versioni circolanti, tramandate sempre per via orale, tra gli abitanti di Cesarò ve ne è una che, ammettendo l’amicizia, tra i Leanza Leanza e la banda Maurina, se vera ne scardinerebbe sia le modalità di trucidazione che la presunta audacia con cui i primi affrontarono i maurini nel nome della legalità.

Documento anonimo riguardante le vicende circa la disfatta della Banda Maurina a Cesarò

Documento anonimo riguardante le vicende circa la disfatta della Banda Maurina a Cesarò

“La banda venne distrutta non in aperta campagna, ma mentre era seduta dentro la masseria mentre mangiavano. Il Giaconia ed il Candino si trovavano sui monti di guardia. Il Candino fu messo in libertà perchè i suoi reati si erano ormai estinti per prescrizione trentennale. Alcuni dicono che i briganti erano fuori senni, perché avevano bevuto, a loro insaputa del vino con oppio. Non si è mai potuta sapere la verità.”

Nello stesso è fatta menzione di come i fatti non si svolsero dunque alla fontana del Piano delle Case nel feudo di Sollazza, come riferito al contrario dalla Tribuna – Supplemento illustrato della Domenica, del 19 Agosto 1894.

La Tribuna - I presunti luoghi ove si svolsero i fatti

La Tribuna – I presunti luoghi ove si svolsero i fatti

Dunque le fonti si contraddicono. Se realmente si fosse trattato di uno scontro a fuoco, perché sia Botindari che Candino si sarebbero prodigati a difendere ed asserire che i compagni caduti fossero stati tratti in inganno? Probabilmente in quanto assenti, tentavano solo di denigrare le gesta dei Leanza Leanza che nel frattempo erano saliti agli onori della cronaca come eroi nei confronti della Patria. Già, eroi. Non si capisce però come il cronista della Tribuna abbia potuto ricostruire i fatti, basandosi esclusivamente sulle dirette testimonianze dei presenti. Infatti si legge poco dopo

La Tribuna citazione circa la fine di Giaconia

La Tribuna citazione circa la fine di Giaconia

Si ma quale Giaconia? Sicuramente il riferimento è presto chiarito. Si tratterebbe infatti di Francesco Giaconia come risulta dall’identificazione fatta dal Tribunale di Mistretta

Briganti-fotografia-e-malavita-nella-Sicilia-dellOttocento_

Briganti: fotografia e malavita nella Sicilia dell’Ottocento di Paolo Morello

Briganti: fotografia e malavita nella Sicilia dell'Ottocento di Paolo Morello

Briganti: fotografia e malavita nella Sicilia dell’Ottocento di Paolo Morello

Sussiste comunque un problema di identificazione. Infatti sia il documento anonimo che altre fonti, collocherebbero il Giaconia, Mauro stavolta, lontano o del tutto assente, in quanto tratto in arresto il 20 febbraio del 1894.

Estratto del New York Times "Brigandage in Sicily - Trials of the Criminals in the San Francesco Refectory" 1895

Estratto del New York Times “Brigandage in Sicily – Trials of the Criminals in the San Francesco Refectory” 1895

Certo non è sufficiente ad affermare che sia ragionevolmente vera l’una o le altre fonti. È però altrettanto ragiovenole il sorgere di dubbi circa la reale ricostruzione dei fatti nonché l’identità dei briganti effettivamente uccisi nel presunto agguato o cena che dir si voglia, organizzato dai Leanza Leanza di Cesarò.

Gaetano Barbagallo

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