Opinioni in Corso's Blog

Turbinio di Pensieri Scomposti

BarCamp Catania 2009: dalla Romagna un progetto per fare Rete anche sui Nebrodi

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“Tocca a Te ” è questo lo slogan con cui Telecom Italia ha inaugurato il suo Barcamp Tour 2009 a Catania, il 29 aprile scorso presso la facoltà di Lettere e Filosofia, dove si è tenuto l’evento, un panel d’eccezione ha aperto la conferenza plenaria del mattino. Presenti Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia, Domenico Bonaccorsi, presidente di Confindustria Catania, Antonio Presti, artista di Librino.org, Harold Bonura, avvocato, Gianluca Dettori, direttore di dPixel e in qualità di moderatore il direttore della nota rivista Wired, Riccardo Luna.

Dopo i saluti canonici delle personalità istituzionali dell’Università, il preside della Facoltà di Lettere, Enrico Iachello, il preside della Facoltà di Lingue, Nunzio Famoso, viene presentato il programma del Camp e la ragione per cui parta proprio da Catania, e cioè di portare la presenza della rete in quei territori fertili che ancora non ne conoscono la reale consistenza. “Il mondo delle telecomunicazioni sta cambiando e sta in qualche modo morendo – dice Bernabè – nell’immagine che noi conosciamo e si sta trasformando in una cosa completamente diversa, che è il mondo della Rete, che non è un mondo gerarchico con un centro e una periferia, ma dove ci sono dei nodi, e quello che conta è l’intelligenza che ciascuno dei nodi riesce ad esprimere. Un’intelligenza che in un mondo gerarchico tende a migrare verso aree dove c’è la possibilità di scambiarsi informazione. Oggi queste economie di aggregazione non ci sono più, con la rete si può mantenere a livello locale questa intelligenza radicata, si può consentire a questa intelligenza di esprimersi e noi vogliamo essere protagonisti di questa trasformazione, attraverso la creazione di un ecosistema, fatto soprattutto dai giovani, che la promuove. A Catania c’è un terreno fertile nato dagli insediamenti industriali, dalla presenza dell’Università e dalla capacità imprenditoriale che Catania è riuscita ad esprimere nel corso del tempo. Credo che la Sicilia debba poter esprimere in Sicilia queste potenzialità imprenditoriali e noi vogliamo dare a tutti queste opportunità”.

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All’insegna di queste parole, ha preso il via la prima tappa del Working Capital Camp che lo vedrà muoversi in tutta Italia. Dopo gli interventi degli ospiti del prestigioso parterre , si è passati nel pomeriggio, ai numerosi talks da parte dei partecipanti che a partire dalle 13.20 hanno affollato le aulette messe a disposizione dall’Università Fra tutte le proposte interessanti presentate, una in particolare sembra rappresentare una nuova possibilità di fare rete anche nel territorio nebroideo. Il Romagna Business Club. Il suo ideatore, Luca Sartoni, Media and Web strategist di aziende, un blogger professionista che ha diretto e prodotto l’edizione italiana di Intruders.tv ci spiega che “il Romagna Business Club è un’esperienza di rete sul territorio che sfrutta la primordiale tendenza dell’uomo ad aggregarsi in gruppi sociali. L’eccessiva specializzazione del singolo, porta ad un isolamento di carattere professionale, mentre l’aggregazione apporta un vantaggio competitivo a livello lavorativo. La Rete, intesa come Internet, permette all’imprenditore di superare le barriere burocratiche legate all’associazionismo di categoria e gli permette di relazionarsi come persona o come professionista anziché come impersonale azienda. Cosa serva agli imprenditori sul territorio per migliorare la loro posizione competitiva è di restituire valore al territorio stesso e far crescere nel complesso una località. La carenza più grande, in un periodo di crisi globale, è rappresentata dall’ambito dell’innovazione, in quanto essa rappresenta l’elemento dal quale partire in periodi in cui l’investimento di carattere finanziario viene a mancare.

Le colonne portanti della nostra attività sono l’innovazione – formazione intesa come education e gli eventi, quindi da una fusione di questi due elementi, nascono gli eventi educativi all’interno di situazioni dilettevoli. Una conferenza con due conferenzieri fissi e uno che si candida per fare un intervento all’interno di una cena per esempio, insomma situazioni ibride”. Chiediamo come e se sussista la possibilità di applicare il modello di RBC al territorio nebroideo. “Sicuramente, in quanto le tre province che compongono la Romagna non hanno una realtà urbana che superi una dimensione di massa critica, per cui l’assenza di una grande città permette di considerare la Romagna un unico distretto industriale. L’esperienza che abbiamo fatto noi è esportabile su territori che hanno caratteristiche simili, la presenza di una città è sicuramente una caratteristica che arricchisce, ma la sua assenza non è del tutto limitante, quindi se siamo riusciti noi che non abbiamo una città, il modello è applicabile a qualsiasi territorio carente sotto questo aspetto. Internet permette inoltre di abbattere il territorio, in senso fisico, eliminandolo da alcune fasi della nostra attività”. E sul piano concorrenziale? “Le diverse aziende che hanno lo stesso territorio e che condividono lo stesso spazio, troverebbero più vantaggioso consorziarsi piuttosto che lottare tra loro, da un punto di vista strategico è meglio una collaborazione nelle parti dove non c’è conflitto per poter essere più forti quando si va in conflitto. Le aziende sono concorrenti tra di loro al di fuori del nostro club non all’interno”. Il vostro simbolo è un gallo con la cravatta, qualche significato particolare? “Il gallo è uno degli elementi radicati sul territorio della Romagna, infatti il suo simbolo è proprio la caveia che è uno strumento agricolo che serve a tenere il giogo attaccato al carro, una sorta di grosso palo di ferro, con in cima uno stemma che ha come tema centrale il gallo, trattandosi di un business club, la cravatta ci è sembrata un’ottimo sposalizio tra i due simboli”.

Una possibilità di sviluppo attraverso l’applicazione di un modello consolidato, potrebbe rappresentare per gli imprenditori nebroidei quel leitmotiv che forse c’è ma stenta a decollare, a causa anche alla mancanza di strumenti utili e di adeguata formazione, più che per una presunta ostilità del territorio in cui operano. Chissà magari un giorno avremo anche noi un vessillo che ci rappresenta, se non il gallo con la cravatta almeno la trinacria con la ventiquattrore.

Gaetano Barbagallo

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