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24 marzo 1976 – I primi passi della giunta militare – El Golpe Argentino

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In this file picture taken March 29, 1976, Gen. Jorge Rafael Videla is sworn in as Argentina”s new president flanked by Adm. Emilio Massera, left, and Brig. Orlando Agosti, right at Buenos Aires Government Palace after a military coup led by Gen. Jorge Rafael Videla to overthrow President Isabel Peron March 24, 1976. At least 9,000 people are officially listed as disappeared or dead during the so-called “Dirty War” that right-wing military officers waged on leftists and other political dissidents after Videla”s coup. Human rights organizations put the toll of dead and missing at nearly 30,000. (AP Photo/Eduardo Di Baia) ARGENTINA ANNIVERSARY

Il 24 marzo 1976 nel paese inizia una dittatura che costò la vita a 30.000 persone e che ha smantellato l’apparato produttivo del Paese. Di seguito un articolo apparso sulla rivista Siete Dias Illustrados, e pubblicato il 26 marzo 1976, appena due giorni dopo il colpo di stato argentino.

Forze Armate: un impegno trascendente

Fonte: Revista Siete Dias Ilustrados, n 458, 26 marzo 1976.

“Dopo aver esaurito tutte le istanze del meccanismo costituzionale, superata la possibilità di rettifiche nel quadro delle istituzioni e dimostrato, inconfutabilmente, il mancato processo di recupero in modo naturale, si conclude una situazione che offende la nazione e compromette il suo futuro.” Inizia così l’annuncio che, nelle prime ore di Mercoledì 24, è stato diffuso da tutte le stazioni radio del paese. Più tardi, il documento alluderà all ‘ “impegno trascendente” intrapreso dalle forze armate e formulato come una chiamata a “tutta la comunità nazionale”. Il processo di riorganizzazione nazionale avviato poco prima dall’Esercito, la Marina e Forza Aerea definiva così lo spirito che lo animava. Le pagine che seguono tesitmoniano i fatti iniziali del colpo di stato militare, guidato dal tenente generale Jorge Videla, l’ammiraglio Emilio Massera e il generale di brigata Orlando Agosti.

Il primo comunicato è stato trasmesso alle 3.21 il Mercoledì, 24, attraverso la rete di trasmissione nazionale. In esso, il Consiglio di Comandanti Generali ha informato la popolazione che il paese era sotto il controllo operativo delle forze armate e ha esortato il rigoroso rispetto delle disposizioni militari, di polizia e delle agenzie di sicurezza. Un’altra parte militare ha ricordato la validità dello stato d’assedio e il divieto di manifestazioni di piazza. Più tardi – e sempre firmato dal tenente generale Jorge Rafael Videla, l’ammiraglio Eduardo Massera e il generale di brigata Orlando Agosti – è stato riferito che “il personale addetto all’erogazione dei servizi essenziali è direttamente subordinato all’autorità militare”, mentre ha avvertito che a causa della natura di tali servizi “infrazioni o lacune relative all’erogazione, incorreranno nel Codice di Giustizia Militare.”

Le altre comunicazioni, rispettivamente la quinta e la sesta, vietavano la navigazione alle imbarcazioni in fiumi civili argentini e voli su tutto il territorio e sulle acque territoriali.

Il Consiglio di Comandanti Generali, con un comunicato ufficiale, ha chiarito che il suo intervento è stato fatto “a nome di tutto il paese e non contro certi settori sociali,” invitando alla riflessione e incoraggiando gli sforzi dei lavoratori e dei datori di lavoro “per ottenere che i rapporti di lavoro si mantengano in un clima di libertà e di rispetto.” Il testo di questa dichiarazione raccomandava ai lavoratori di non seguire gli incitamenti alla violenza e raccomandava ai datori di lavoro di non prendere misure arbitrarie nei confronti del suo personale.

Esattamente alle 4:40 le stazioni radio trasmettevano l’ottavo comunicato: il Consiglio dei Comandanti Generali si rendeva conto che la pace regnava nel paese e che la normale fornitura di cibo per la popolazione era stata garantita.

Altre azioni

Durante le prime ore di mercoledì mattina, la città risultava calma e la maggior parte delle attività di produzione funzionavano normalmente. A questo punto del processo veniva decretato un giorno di sospensione a livello amministrativo e didattico, interruzione dei cambi bancari, il blocco dei trasferimenti e il congelamento dei conti. Nel frattempo ai funzionari e ai dipendenti pubblici veniva imposta la conservazione dei beni dello stato e dei fondi statali. Prima delle 10 le radio hanno comunicato che la Giunta dei Comandanti Generali delle Forze Armate si sarebbe costituita, nel palazzo Libertador, come Giunta Militare.

Le parti numero 15 e 16, riferivano che chiunque avesse causato gravi danni fisici o la morte delle forze militari e di sicurezza, sarebbe stato recluso o punito con la morte. “Hanno creato in tutto il paese – continua la comunicazione numero 15 – , i Consigli di Guerra Speciale, sanciti dall’articolo 483 del codice di giustizia militare, che applicheranno il procedimento sommario stabilito dagli articoli 481-501 del Codice giustizia militare”. Allo stesso modo verranno puniti, con la reclusione fino a quindici anni, coloro che commettono atti di violenza contro il personale delle forze di sicurezza e “che armati attenteranno a navi, aerei, caserme o istituzioni militari o forze di sicurezza” pena che può raggiungere la reclusione a tempo determinato o la pena di morte in caso di ferimento grave del personale militare o di sicurezza.

Ideologia

Alle 10.40, al momento della presa del potere, i generali hanno annunciato undici risoluzioni contenute nella “Legge per il processo di riorganizzazione nazionale e giuramento della giunta militare. “In questo documento si dichiara decaduto il mandato del presidente della Nazione, dei governatori e vice governatori, sindaci federali, deputati e senatori nazionali e provinciali, sindaci, rappresentanti comunali e consiglieri. Allo stesso modo sono stati rimossi i membri della Corte Suprema di Giustizia e membri dei tribunali provinciali alti e si è sospesa – tra le altre misure – , l’attività politica o sindacale. Infine, la legge stabiliva che, si sarebbe informato di tutte le decisioni e le azioni, le missioni diplomatiche accreditate nel paese e le rappresentanze diplomatiche argentine all’estero. La legge stabiliva inoltre che, una volta resi efficaci quelle misure, si sarebbe individuato il cittadino che avrebbe esercitato, tramite nomina,  la carica di Presidente della Nazione. Queste misure venivano rese esecutive, come annunciato alle  3.20 in un comunicato diffuso dalla catena radio e firmato dai tre generali comandanti. Tale documento spiegava la decisione presa dalle Forze Armate: “Questa decisione, è sottolineato in un paragrafo, persegue l’obiettivo di porre fine al malgoverno, alla corruzione e alla piaga sovversiva ed è diretta solo contro coloro che hanno commesso crimini o abusi di potere. Si tratta di una decisione per il paese e non presuppone, quindi, discriminazioni verso qualsiasi militanza civile o qualsiasi settore sociale. Respinge pertanto l’azione dirompente di tutti gli estremismi e l’effetto corruttore di qualsiasi demagogia”.

Nel pomeriggio è stato diffuso il comunicato numero 25.  In esso si stabiliva l’intervento della CGT e CGE e il congelamento dei suoi fondi, la soppressione delle immunità sindacale e l’intervento della crociata di solidarietà, ai fini della sua liquidazione. Erano le prime azioni della Giunta Militare, adottate tra le aspettative del pubblico nel corso di una giornata che, nonostante il continuo movimento di truppe intorno il paese ha vissuto la calma e la totale tranquillità del lavoro: come hanno potuto appurare i cronisti di diversi mezzi di comunicazione, le zone di produzione della Grande Buenos Aires e dell’interno hanno lavorato normalmente.

 

Fonte: www.elhistoriador.com.ar

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Author: Opinioni in corso

Dissertatore Presenzialista. Docente di Lettere e Media victim. Appassionato di social web e blogging.

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