Opinioni in Corso's Blog

Turbinio di Pensieri Scomposti

I Mali della Società

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Esecuzione di Robespierre e Saint - Just

 

Che l’attualità di questo periodo storico possa, seppur in termini, tempi e forse anche modalità diverse, essere cartina al tornasole per la validazione della ciclicità della storia è alquanto evidente. Mi sono ritrovato a (ri)leggere alcuni atti in appendice a un manuale di storia moderna (Capra – Chittolini – Della Peruta) e mi sono chiesto se non fosse il caso di proporre tale discorso, al fine di una meditazione, considerazione ma anche definizione di ciò che attorno a noi accade e ciò che, in maniera lampante è accaduto in passato. Conseguenze comprese.

Alcuni passi di un discorso pronunciato da Robespierre alla Convenzione il 10 maggio 1793.

I mali della società secondo Robespierre

I mali della società non provengono mai dal popolo, bensì dal governo. E come potrebbe mai essere diversamente? L’interesse del popolo è, infatti, il bene pubblico, l’interesse di un singolo uomo è, al contrario, un interesse privato. Per essere buono, il popolo non deve fare altro che anteporre se stesso a tutto il resto; mentre, per essere buono, il magistrato deve invece immolare se stesso al popolo. Se mi degnassi di rispondere a certi pregiudizi assurdi e barbari, farei osservare che sono sempre il potere e l’opulenza che partoriscono l’orgoglio e tutti i suoi vizi; e che sono invece il lavoro, la vita mediocre, la povertà, ad essere i guardiani della virtù; che le aspirazioni del debole hanno solo per oggetto la giustizia e la protezione da parte di leggi benefiche; che egli stima soltanto le passioni dell’onestà; e che invece le passioni dell’uomo potente tendono a sollevarsi al di sopra delle leggi giuste, oppure a crearne di tiranniche. Sosterrei infine che la miseria dei cittadini altro non è se non il crimine dei governi.
Ma stabilisco il fondamento del mio sistema con un solo ragionamento.
Il governo è istituito per far rispettare la volontà generale: ma gli uomini che sono al governo hanno, invece, una volontà particolare: ed ogni volontà particolare tenta di dominare sulle altre.
Ora, se essi impiegano in questa direzione la forza pubblica di cui sono dotati, allora il governo è solo flagello della libertà. […] Essi hanno soggiogato perfino la ragione umana, depravandola, e l’hanno resa complice della miseria dell’uomo. Il dispotismo ha prodotto la corruzione dei costumi, e la corruzione dei costumi ha sostenuto il dispotismo. In tale stato di cose, vi è chi venderà la sua anima al più forte, legittimando l’ingiustizia e divinizzando la tirannia. E allora la ragione non è più altro che follia; e l’uguaglianza non è più che altro che anarchia; e la libertà, disordine; e la natura; una chimera; ed è ribellione il ricordare i diritti dell’umanità. E allora vi sono Bastiglie o patiboli per la virtù, palazzi per la dissolutezza, troni e carri di trionfo per il crimine. Allora, vi sono i re, i preti, i nobili, i borghesi, e la canaglia: ma non già un popolo; non già degli uomini.

(Da M. Robespierre, La rivoluzione giacobina, a cura di U. Cerroni, Roma, Editori Riuniti, 1967)

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Author: Opinioni in corso

Dissertatore Presenzialista. Docente di Lettere e Media victim. Appassionato di social web e blogging.

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