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8 marzo, una presa in giro: Donne » MenteCritica

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8 marzo, una presa in giro: Donne » MenteCritica

Mi permetto di ripubblicarlo in virtù della disarmante lucidità analitica con cui, solo una donna poteva scriverlo.  Auguri dunque, a tutte coloro che sono ancora convinte che l’8 marzo,  sia l’unico riconoscimento dovuto.

Donne. Tu non puoi nemmeno immaginare quante storie si imparano semplicemente prestando attenzione ai discorsi tra donne alla fermata dell’autobus.

Le modelle incastrate nel loro corpo magrissimo che insieme è prigione e libertà, perché ingrassare di un chilo significa dover accettare un lavoro al call center a 1000 km da casa.

Le impiegate inchiodate alla scrivania a far un lavoro inutile, mentre a casa il bambino sta con una baby sitter scocciata perché non può avere bambini ed odia quelli delle altre, ma deve occuparsene perché la madre separata non può mantenerla all’università, dove lei volentieri rinuncerebbe ad andare, preferendo un futuro da velina, ma non può nemmeno sognare di fare la velina, perché da sempre le hanno insegnato che le veline sono immonde, ed invece loro sono quelle che hanno meno colpa di tutte, la colpa è di chi le spoglia in televisione perché c’è qualcuno che le guarda.

La nonna che ha dovuto mostrare alla suocera il lenzuolo sporco di sangue per dimostrale di essere degna del suo prezioso figliolo ed ora guarda la nipote adolescente ballare praticamente nuda sul cubo di una discoteca, e non sa se provarne vergogna o una vaga invidia. Vorrebbe insegnarle a conservarsi per l’amore vero, ma non sa come dirlo alla ragazzetta, perché nemmeno lei l’ha mai provato, si è dovuta accontentare di quello che era rimasto sul mercato, prima che lo prendessero le altre e lei rimanesse, questo si che era immondo all’epoca, zitella. Ora passa una vita di non amore, a sperare che il marito quella sera non ne abbia voglia, perché le sue mani invadenti arrivano diritte al nervo scoperto della sua anima e la provocano più dolore che una violenza da estranei. Non sa che non è quella la vita che voleva, perché nemmeno immagina che ce ne poteva essere un’altra, anzi è abbastanza fortunata se si confronta con sua sorella che ha avuto 10 figli e due aborti perché il marito era un animale e non c’era verso di sottrarvisi quando gli girava, anche se si dormiva in dieci nella stessa stanza ed i bambini piccoli ridevano di quel movimento nel letto mentre gli adolescenti si tappavano le orecchie e gli occhi, sperando di addormentarsi quanto prima per non sentire più quegli ansimi schifosi. Ed il giorno dopo avevano vergogna di guardare la madre e provavano terrore misto a ribrezzo per il padre che aveva fatto quelle cose alla mamma.

Le donne che hanno abortito, la gravidanza è andata male quando già avevano imparato a riconoscere i guizzi della piccola farfalla nella pancia; dopo l’aborto, in ospedale, le hanno messe nella stessa stanza di quelle che hanno appena partorito, dove è un continuo via vai di parenti con fiori e tutine rosa e celesti, e loro non riescono nemmeno più a piangere ed hanno il terrore di posare la mano sulla pancia svuotata, per cui la incastrano sotto la schiena, per evitare che da sola prenda l’iniziativa di carezzare la pancia così come aveva fatto fino un paio d’ore prima. Hanno sentito il dottore rispondere con indifferenza all’infermiera (che gli chiedeva dove mettere l’embrioncino morto) di buttarlo nella spazzatura speciale e, tornando in barella al loro posto, hanno visto di sfuggita lo scatolone con l’etichetta “rifiuti speciali” essere preso dagli inservienti senza un minimo di garbo, ma li c’era la loro bambina, come potevano maltrattarla così.

Le donne che devono dividersi tra il pianto dei figli piccoli e la cena da preparare per il marito che ha un lavoro importante e la sera torna tardi, che si sentono in colpa per non provare verso le loro creature quel trasporto mistico di cui tanto si parla, desiderando solo che tutti vadano finalmente a dormire, per rifugiarsi nella fantasticheria di un’avventura oltraggiosa con l’uomo incontrato per caso, con cui sarebbe fantastico fare l’amore, in barba al marito che le accusa di essere diventate frigide, mentre è lui che ha smesso di riscaldarle, impigrendosi in gesti ormai consumati dall’abitudine.

Le donne che accettano di essere maltrattate dal loro uomo, perché così vivevano le loro madri, perché se rimangono sole non possono mantenere il bambino avuto da un altro amore altrettanto sbagliato, perché altrimenti lui le lascia e sicuramente farà quanto promesso, cioè parlerà malissimo di loro nel piccolo paese ed allora si che la loro vita sarà finita per sempre, perché ne sono innamorate e le botte sono meglio dell’indifferenza che di solito riserva loro, perché non sanno che c’è qualcuno che potrebbe difenderle (quando mai qualcuno ha difeso una donna dalle botte del marito, eppoi, che figura ci faccio con la mia famiglia e con i miei amici?).

Le donne per le quali essere maltrattate non significa prendere le botte, ma è un continuo sentirsi ripetere “Ti sei vista allo specchio?” , “Come mi deludi”, “Non sei una buona madre” , “Non sei una vera donna come le mie colleghe”, “Vai in palestra, stai diventando flaccida”, “Non hai fantasia, mi annoi”. E non c’è parrucchiere o ceretta capace di vincere la noia del loro uomo, che si sente prigioniero di responsabilità troppo più grandi di lui. Un compagno che non è mai cresciuto, la cui mamma lo accudisce e coccola ancora come un neonato, credendo che preparargli la pasta e fagioli migliore del mondo sia un atto d’amore estremo verso questo figlio che sente ancora nella pancia, ed invece gli sta facendo un male infinito, perché non lo lascia libero di essere un vero uomo per la sua donna. E dalla stessa suocera a cui, in un ultimo tentativo di solidarietà femminile, aveva raccontato delle scappatelle del marito, si sente rispondere “Te lo devi tenere così, con tutte le sue amanti, gli uomini sono uomini”.

Le donne che non possono mettere un paio di pantaloni attillati perché altrimenti ognuno per la strada si sente in diritto di offenderle o provarci, che non sanno cosa sia lo stalking, perché mai nessuno ha impedito agli uomini di dire cose oscene alle donne, ed anche se lo sanno è complicato da gestire, ci vuole tempo, bisogna andare a fare la denuncia in uffici frequentati per lo più da uomini, dove spesso ci si sente rispondere che certe violenze verbali se le cercano, se si conciano in quel modo.

Le donne che entrano in libreria, perché pensano che laddove non arrivi la bellezza ci può pensare una cultura costruita a tavolino, e chiedono all’addetto un libro leggero, per donne, perché altrimenti non lo capiscono, le donne non sono fatte per leggere.

Le donne che hanno conquistato posti di rilievo in azienda, perché veramente amano il loro lavoro e vi si sono dedicate con passione ed enorme sacrificio, ma non possono camminare nei corridoi dell’ufficio senza sentir posato su di loro il vento delle malelingue, le dicerie inventate per giustificare le scarse capacità di chi non è riuscito a salire così in alto.

Cinzia De Monte

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Author: Opinioni in corso

Dissertatore Presenzialista. Docente di Lettere e Media victim. Appassionato di social web e blogging.

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