Opinioni in Corso's Blog

Turbinio di Pensieri Scomposti

BarCamp Catania: dietrologia frontale di un partecipante

2 Comments


Working Capital Camp di Catania. Un successo o quasi.  Questo il bilancio finale che se ne può trarre. Il problema è che forse non si è tenuto conto di qualche piccolo particolare, che in senso stretto ha caratterizzato la manifestazione. Per i consigli utili e ben concettualizzati vi rimando a questo ottimo post.

Il discorso inizia quando il sottoscritto decide di partecipare all’evento: registrazione al blog del Camp, richiesta di autenticazione tramite proprio cellulare per l’accesso al WiFi, stampa dell’invito per l’evento, accreditamento alle ore 9.10 presso l’Auditorium dell’Università ed infine osservanza di tutte le regole dettate presso la struttura.

Sono dentro. Ma ecco che all’improvviso, pronto ad aggiornare i miei contatti, nonchè a trasmettere tempestivamente notizie a chi non è presente, mi accorgo che non riesco a collegarmi alla rete di ateneo. Magari qualcosa che non va nella configurazione della connessione, per quanto diligentemente seguita passo passo su apposito pdf fornito dallo staff universitario. Nulla.

La prima cosa che mi viene in mente è consultare la signora peperina che segue l’accreditamento, lo staff, insomma un pò tutti. In fondo non conosco Nicola Mattina e quindi non posso immaginare che la persona a cui mi rivolgo mentre inseguo la signora, sia il deus ex machina di tutta l’organizzazione in quel momento, o quasi. Spiego il problema e, per quanto comprensibilmente possa accettare questa risposta con il senno di poi, mi viene risposto che “loro” non ne sanno nulla e non sanno come aiutarmi. Ovviamente il tutto condito da una cortesia imbarazzante. Ok.

L’arte di sapersi arrangiare. La cosa migliore in questi casi, è chiedere. Ma non lo avevo già fatto? Chiedere al vicino, ad esempio che invece è già riuscito a collegarsi su twitter e a fornire le prime parole proferite da Bernabè. Peccato si collega con la chiavetta. Fa niente. Chiedere a chiunque abbia un computer sulle ginocchia, già perchè evidentemente un auditorium non prevede un appoggio che possa servire per un piccolo computer o per prendere appunti, in fondo le gambe a cosa servono?

Su dieci persone consultate, le risposte vanno dalla chiavetta, la più gettonata, al telefonino con tutto incluso. Ancora nulla. Siamo a metà della pleanaria e mi dibatto ancora per collegarmi, perdendomi passaggi importanti dell’evento. Arriva il break e mentre la signora peperina continua a redarguire gli astanti, che nel frattempo lasciano la sala, che “non è finito ma riprende tra cinque minuti”, guardandomi attorno ho come la sensazione di essere l’unico fuori dal mondo. L’unico?

Arriva il break pranzo ancora con prove sulla connessione. Nulla. Abbordo un tizio dall’aria “smanettona” e gli chiedo se ha xp. No ho un Mac, ma tanto sono l’unico ad essermi collegato con il WiFi! Cosa? Ma allora funziona? Il tizio accanto laconicamente sussurra “No”. Chiaro. Perchè lui si ed il resto del mondo no?

In cortile aspetto con l’aria devastata che arrivi l’ora degli interventi che più mi interessano e mi ritrovo a parlare con un Geek molto simpatico che mi svela che non è una novità che ai Barcamp la connessione dia problemi e non da poco. Insisto che è gestita dall’Università e che quindi pretendo che sia funzionale all’evento, ma l’unica cosa che ottengo è una riconferma della teoria iniziale.

Morale della favola? Non sono entrato nel merito del Camp in sè in quanto non c’è stato nulla da eccepire. Anzi mi sono reso conto di quante giovani menti non vedessero l’ora di misurarsi, relazionarsi ed esporsi durante i vari interventi, ho visto un panel di tutto rispetto omaggiare la città in cui sono nato di iniziative che, ahimè, non hanno l’eco giusta nei media.

Ho visto organizzatori correre come disperati affinchè la slide di chi commentava il business plan, partisse nel momento giusto. Ho vissuto un momento che mi ha dato tanto è a livello formativo, in fondo si sono un novizio del web 2.0 e la mia voce non è autorevole, è a livello emozionale,  è stato bello vedere questi perfetti sconosciuti, cercare in venti minuti di cambiare la propria vita o almeno di provarci.

Mi rammarico solo di non aver potuto condividere tutto questo in real time. Malsana convinvenza con il mio personal digital divide. Al prossimo porterò la chiavetta.

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Author: Opinioni in corso

Dissertatore Presenzialista. Docente di Lettere e Media victim. Appassionato di social web e blogging.

2 thoughts on “BarCamp Catania: dietrologia frontale di un partecipante

  1. Ciao, mi spiace che la connessione non abbia funzionato. Noi ci siamo affidati all’università e sono stati veramente molto collaborativi e cordiali: abbiamo fatto il processo di accreditamento e hanno caricato gli account; il giorno prima abbiamo testato tutto e funzionava correttamente.
    Quanto ti ho risposto che non ero in grado di aiutarti era perché io non sono un tecnico, quindi non ho idea di dove mettere le mani. Abbiamo anche richiamato il tecnico dell’università che è venuto per cercare di risolvere il problema, ma evidentemente non è riuscito a fare nulla. Peccato, dispiace anche a me che non sia stato possibile usare il wi-fi, perché ci abbiamo messo un bel po’ di tempo per assicurarci che ci fosse e che ci fossero gli account per i partecipanti.
    Ai prossimi barcamp faremo una cosa molto semplice: ci porteremo la connettività per conto nostro, così non dovremo affrontare problemi di questo genere.
    Grazie per aver partecipato e per aver apprezzato il resto dell’organizzazione, inclusa la signora peperina che si chiama Patrizia 😉
    Ciao e alla prossima.
    Nicola

  2. Pingback: Notizie dai blog su Riporto il post redatto da Nicola Mattina nel suo blog : Quali sono l

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