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Turbinio di Pensieri Scomposti

Slumdog Millionaire. The Indian Dream

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Diciamocelo pure, il film vincitore di 8 premi Oscar è veramente carino. Semplice nella sua immediatezza, un pò troppo nella costruzione della sceneggiatura, per certi versi “accampata”, ma sicuramente molto originale. Sul cosa tocchi di più di tutto il film, se la “realtà” vista attraverso gli occhi dei protagonisti, o quell’inarrestabile flusso di situazioni al limite, in cui si vengono a trovare via via i personaggi, non è chiaro.

E gli elementi vincenti ci sono tutti. L’amore, la rivincita sociale in un contesto in cui le caste non sono solo parvenze, lo spaccato di una società di cui poco si conosce e della quale troppo spesso si sente parlare solo in occasioni poco felice. Il processo empatico a priori dello spettatore nei confronti di questo film è ideale.  Certo è stato ben stroncato dalla critica, e non solo quella d’élite ma quella a tratti molto più vera e ben costruita.

Ripensando alla cerimonia degli Oscar di ieri, non ho potuto fare a meno di notare una certa ironia nel fatto che il Kodak Theatre abbia visto replicare nella realtà la stessa ottusa e mielosa retorica che permea l’intero film Slumdog Millionaire. C’è insomma una continuità esilarante (ma al tempo stesso inquietante) che lega la vittoria nel film del suo protagonista analfabeta Jamal alla vittoria agli Oscar della pellicola – cinematograficamente analfabeta – di Danny Boyle.

In entrambi i casi si tratta di un trionfo ampiamente immeritato (8 statuette sono davvero troppe, da qualunque prospettiva la si guardi). Per di più un trionfo sancito da un isterismo di massa che ha determinato un cieco plebiscito laddove sarebbe stata invece necessaria una  sincera riflessione sul valore di un film. Che “Slumdog Millionaire” fosse lanciato in modo oramai inarrestabile verso la vittoria era cosa risaputa, ma ciò non attenua minimamente il disappunto di chi, come me, si sente truffato dal clamoroso tranello in cui è caduta l’Academy.

fonte: Oscar 2009: la grande truffa di Slumdog Millionaire

Forse in fondo, è proprio questo il segreto del suo successo. La rivincita del “perdente” che è in ognuno di noi. Quella parte moralmente sconfitta che si rintana nell’area più oscura del nostro essere per poi riemergere nei momenti di profonda crisi. Ecco in cosa ci rivediamo. Ed ecco perchè il film è un successo. La voglia di rivalsa di Jamal è così forte da coinvolgere anche noi, ma verso cosa? I venti milioni di rupie? Qualcuno potrebbe pensare che alla fine, il povero ragazzo meriti quella fortuna “sfacciata” che lo bacia avidamente, quando in realtà è l’ultimo dei suoi pensieri. Infatti pensa a Latika. Ed ella è lì. Troppo scontato?

Il fratello forse lo è. Riesce ad uccidere appena adolescente, e poi lo vogliono far immolare a martire per il fratello? In effetti non è molto coerente. Ma tralasciando tutti questi cavilli tecnico – cinematografici, guardandolo con gli occhi di chi non ha pretese alcune, di chi riesce a farsi rapire dalla “bellezza” di questi personaggi, così lontani eppure così vicini a noi, forse il film giustifica tutte le caparbietà fin troppo evidenti su cui marcia il buon Danny Boyle.

Nel complesso, malgrado la durata superi gli standards convenzionali, è un film che si lascia vedere senza annoiare particolarmente lo spettatore medio.  In puro stile Bollywood, la chiusura del film, il castissimo bacio finale e il balletto che rappresentano il marchio delle poco note, almeno da noi,  produzioni indiane e che ogni film che si rispetti deve avere. De gustibus.

Un merito che gli va sicuramente riconosciuto, è quello che per un momento riesce a far perdere di vista il nostrano “La ricerca della felicità” in cui trionfa il mito dell’American Dream. Qui, invece, è l’Indian Dream a farla da padrone. Chissà, magari in futuro potremo sognare anche noi l’Italian Dream.

L’ambizione è l’ultimo rifugio del fallito (O.W.)

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Author: Opinioni in corso

Dissertatore Presenzialista. Docente di Lettere e Media victim. Appassionato di social web e blogging.

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