Opinioni in Corso's Blog

Turbinio di Pensieri Scomposti

Il Web 2.0 e il fenomeno della Coscienza

2 Comments


Web 2.0 l’evoluzione è avvenuta. O forse sta ancora avvenendo. Fatto sta che anche l’ambito culturale sembra esserne travolto. Che la nuova tendenza fosse rappresentata dalla piena autonomia, in termini di strumenti e competenze, di cui si viene dotati non appena si varca la soglia della blogosfera o comunque di quel mondo, governato dal syndication che permette ai contenuti di raggiungere direttamente i destinatari, di poter gestire le proprie idee senza che queste vengano veicolate da alcuna forma di monitoraggio (eccezion fatta se si parla di tagging) e, permettetemi, censura, è sicuramente uno degli aspetti positivi (negativi) di questo processo.

Di contro la continua ricerca di nuove forme di sviluppo di applicazioni destinate a tutto ciò che rientra nel range del socialware, non può non avere ripercussioni anche sulla coscienza virtuale che ognuno di noi si vede formare. L’implementazione delle rete è direttamente proporzionale alla piena consapevolezza di un’esistenza web.

Le ICT – e il mitologico “web 2.0” – sono strumenti, cioè (come ci dice J. S. Bruner) amplificatori di caratteristiche umane.
Che sono ancora quelle degli omìnidi che attorno al fuoco si raccontano storie. E se non le hanno – le inventano

fonte: Life 1.5

Piuttosto è importante la gestione degli insuccessi, che diventa un parametro essenziale per capire le proprie capacità di iterazione con il social network. Questo diventa automatico se ci poniamo come siamo, in quanto metabolizziamo naturalmente insuccessi, critiche e provocazioni. Ma è devastante se tentiamo di apparire diversamente da come siamo in realtà in quanto tutto sarà considerato da un punto di vista difensivo.

fonte: http://www.ikaro.net/articoli/cnt/fallimenti_successi_nel_web20-00455.html

L’utente diventa contenuto proattivo in una società virtuale parallela a quella reale ove è possibile fare affari, stringere patti e amicizie. Si tratta però di un universo ove si postulano nuove facoltà, competenze, ma anche lo sviluppo di una sorta di ulteriore tipo di intelligenza nel creare rapporti con gli altri utenti che si muovono nel WEB 2.0. Un’intelligenza meno conformista e legata ad una più stretta collaborazione fra i soggetti, meno individualista ed antropocentrica, più socio-biologica, collaborativa e portatrice di una amplissimo trasferimento e condivisione di dati ed informazioni; dotata di un più alto quoziente di intelligenza collettiva o di cooperazione che dir si voglia.

fonte: http://www.webdieci.com/docs/innovazione/61_Osservatorio_net-economy/97_Web_20/web_20_903.asp

Questi tre “postulati”,  rappresentano, in maniera pressoché chiara quanto la capacità di adattamento dell’essere umano sia sconfinata. Ma cosa succede in termini di Umanizzazione? Non nel senso di civilizzazione.  Ma in quello di rendere umano ciò che ci circonda, quindi processo inverso a ciò che il Web 2.0 compie sull’uomo. Si sa la macchina, pur non essendo animata, possiede delle capacità le permettono di rispondere agli stimoli che la sollecitano. La stessa cosa vale per le applicazioni che costituiscono l’ambiente virtuale in cui l’uomo cosciente si muove.

“L’io dell’uomo, dopo Cartesio, è divenuto la più grande certezza della filosofia. Ecco l’altra grande differenza tra l’essere umano e la macchina: in ogni atto della coscienza è sempre presente l’io; la macchina, invece, anche il computer più intelligente, non è in grado di dimostrare di averlo”

fonte: M. Malè “Il simbolo, l’uomo e la macchina” da Introduzione a Lacan – genesi del concetto di simbolico negli scritti degli anni 50

In buona sostanza questa dichiarazione viene “liquidata” dallo stesso Lacan, adducendo motivazioni quali la dimostrazione che l’io essendo una costruzione immaginaria, va interpretato più come un comportamento condizionato, come quello della fase dello specchio del bambino, nella quale avviene l’identificazione con l’immagine riflessa che in realtà però, non lo identifica come soggetto, “il soggetto non si trova, né nell’immagine speculare, né dentro il bimbo che guarda. Dal momento in cui il bimbo si riconosce allo specchio e si identifica con la propria immagine ha inizio per lui, il dramma umano.

Malgrado ritenga che il Time abbia voluto dare un senso alquanto dilatato di questa teoria, se non completamente diverso, ecco però che centra il bersaglio con una copertina che avvalora in parte quanto detto. Infatti così come il bambino, muove le sue pulsioni attorno all’immagine che vede allo specchio, così il fruitore delle applicazioni,

meglio identificato come utente, inizierà il processo di composizione della propria coscienza virtuale. Quindi se da un lato, affermare che il Web 2.0 non sia “umanizzato”, dall’altro è altrettanto rischioso affermarne il contrario.

Prendiamo i blog. L’estrema facilità d’uso di un simile strumento permette a chiunque di mettere in scena se stessi, di raccontarsi, di confrontarsi specularmente con altri sè. Il soggetto si costruisce come esito del processo di narrativizzazione e di interazione. Obiezione: non c’è il rischio di affermazione di componenti strategiche? Fondamentalmente, no. L’autorappresentazione di sè sul web comporta, indubbiamente, degli effetti di proiezione distorsiva. Il soggetto delinea, spesso, non l’immagine, esatta, di ciò che vorrebbe/potrebbe essere. Ma questa però, occorre sottolinearlo, non è un’immagine falsa. Anche gli effetti proiettivi che si sovrappongono allo strato più realistico dell’identità sono, comunque, elementi reali dell’identità del soggetto.

fonte: F. Gusmano “Dimensione Wireless

Magari Lacan potrebbe dissentire, se fosse ancora in vita, ma in linea di massima, concordo anch’io. Anzi questo mi permette di rispondere, nel mio piccolo, a ciò che  il tanto criticato Andrew Keen,  nel suo Manifesto si (ci) chiede

If a tree falls in the forest, and there is no one there to hear it, does it make a sound? Andrew Keen asserts that the same riddle can be applied to Web 2.0. While new Internet technology has revolutionized traditional media and allows everyone to be writer/creator, if everyone is writer/creator, then just who is left to listen to the cacophony?

Probably only Me and my Conscience 2.0

Advertisements

Author: Opinioni in corso

Dissertatore Presenzialista. Docente di Lettere e Media victim. Appassionato di social web e blogging.

2 thoughts on “Il Web 2.0 e il fenomeno della Coscienza

  1. Il pezzo che hai scritto è molto carino, bella l’immagine del web. 2.0, con la nuvola di nomi che rende molto bene l’effetto web 2.0. Condivido inoltre il tuo approccio al fenomeno – ovviamente condivido anche qualcuna delle opinioni che hai citato, una in particolare:)) . Solo qualche perplessità a livello terminologico. Il parlare di Coscienza Virtuale in contrasto o accanto a Coscienza Reale, ad esempio. Io penso che la coscienza è sempre e solo reale, non ci sono altre forme. Il termine “virtuale” a mio parere è fuorviante, perché genera l’idea che esistano due coscienze, ognuna con una vita propria e una dimensione propria che si muove in parallelo rispetto all’altra. No. La coscienza è unica perché unico è il flusso narrativo che la costituisce. Poi, certo, è giusto dire che questa struttura narrativa, questo flusso, è popolato da diverse entità, alcune provenienti dalla realtà ordinaria, altre dalla realtà mediatica, le quali si fondono insieme dando luogo a quello spazio logico che secondo me è la Bildung dell’individuo. Ma a questo livello entra la differenziazione, non a livello della coscienza. Una è infatti la coscienza, molteplici invece sono gli elementi che ne costituiscono la trama: luoghi, persone, musica, libri, tv e, ovviamente, e sempre più prepotentemente, la rete. Qualche perplessità, inoltre, mi suscita anche l’espressione web 2.0, perché dà l’idea della discontinuità, del superamento degli stadi precedenti. Io penso che nel web, generalmente, il nuovo non si mangia il vecchio; più semplicemente si pone accanto ad esso, come nuova possibilità che non annulla quelle preesistenti. Cmq, continuo a pensare che siamo nel bel mezzo di una rivoluzione, che avviene quasi silenziosamente. Ignorata dai più.
    Ciao, e grazie ancora per la citazione.

  2. L’io come immagine, non è la coscienza intensa come funzione, bensì è una rappresentazione di quella funzione. Un po’ come gli atomi vengono rappresentati similmente ad un sistema solare. Ma nella rilettura lacaniana di Cartesio, il soggetto del cogito, non è l’io come fondamento, ma come punto di svanimento del sapere. Il dubbio Cartesiano in Lacan assume la funzione vaginale per il quale nessuno ha il fallo.
    La macchina è interessante perché è la messa in atto della funzione simbolica, dove è perfettamente a-rappresentato l’io-funzione (je). Il CPU, e tutto il virtuale che ne deriva, risalta la presenza dell’assenza dell’io quale funzione nella macchina, differentemente dello specchio, nel quale l’io-immagine (potrei dire virtuale) è realtà. Il Web2.0, di cui si discute, non ha molto a che fare con la macchina, bensì con lo specchio, o’pire, con la funzione dello specchio e della forza di gravità. Uno specchio che non ri-flette, piuttosto che flette, evoca il campo gravitazionale dei buchi neri che flettono la lienarità del moto della luce, e che se troppo vicino l’acchiappano.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s